SEGUIMI
  • Grey Facebook Icon
  • Grey YouTube Icon
  • Grey Instagram Icon

 codice sconto 10%

GV10

© 2015-2019 Dott.ssa Giorgia Visentini
Partita IVA 02602970184
E-mail: visentini.nutrizionista@gmail.com
Tel: 3345030359
Video

LE RISPOSTE ALLE VOSTRE DOMANDE

Che relazione c’è tra uova e colesterolo?

 

Nonostante i luoghi comuni e quello che si sente dire spessissimo, non è vero che il consumo di uova (il cui tuorlo è effettivamente ricco di colesterolo), determina innalzamento dei valori di colesterolo ematico.

Il colesterolo contenuto nei cibi infatti è in realtà di fondamentale importanza per l’intero nostro organismo (va a costituire ad esempio le membrane cellulari e le guaine mieliniche neuronali), e quello che si accumula a livello ematico è in realtà quello autoprodotto a livello epatico dal nostro organismo. Quello che non tutti sanno è che questo processo non avviene in seguito all’ingestione di cibi ricchi in colesterolo, ma bensì dopo l’ingestione di cibi ad alto indice glicemico e insulinemico, che determinano forti sbalzi di insulina a livello pancreatico. Quindi paradossalmente è più dannoso in caso di colesterolo alto un dolce o un piatto di riso bianco raffinato, che non un uovo.

(i latticini sono un caso a parte, poiché oltre ad essere cibi ricchi di colesterolo, hanno anche un alto indice insulinico).

Dott.ssa Giorgia Visentini

Esistono prodotti “ingrassanti” o dimagranti, oppure particolarmente indicati in una dieta dimagrante? Come leggere le etichette dei prodotti?

 

Anche qui è indispensabile fare un chiarimento: non esiste alcun cibo ingrassante né dimagrante: quello che conta ai fini della composizione corporea è sempre il bilancio calorico nel medio lungo periodo, dunque non c’è una precisa categoria di alimenti necessariamente da escludere da una dieta dimagrante. Ovviamente questa è un’affermazione che bisogna leggere con buon senso: paradossalmente parlando si potrebbe dimagrire anche mangiando solo nutella e patatine durante la giornata (in quantità ovviamente piccolissime, per poter rientrare nel proprio bilancio calorico), ma è logico che non è né auspicabile, né salutare,  né consigliato. Significa quindi che, pur non esistendo una netta distinzione tra cibo “concesso” e “ non concesso”,  ci sono alcune categorie di cibi che sono maggiormente consigliati per un consumo costante e quotidiano (frutta, verdura, proteine magre, yogurt, cibi freschi e non confezionati), ed altre che invece bisognerebbe assumere con più moderazione (dolci, cibi raffinati, zuccherati, conservati, fritti, eccetera).

Detto questo, è chiaro che nella ricerca di prodotti “adatti” ad una dieta dobbiamo guardare che il prodotto sia il più naturale e meno manipolato possibile, con un basso quantitativo di zuccheri semplici (non necessariamente di carboidrati, se parliamo ad esempio di cereali), un basso contenuto di grassi in particolar modo saturi (ovviamente non se stiamo guardando l’etichetta di un pacco di noci o nocciole, che sono cibi prevalentemente grassi), e un elevato quantitativo proteico e di vitamine e minerali se ci è dato conoscere quel dato.

Dott.ssa Giorgia Visentini

 

 

 

E’ davvero indispensabile fare 5 pasti al giorno? E’ vero che altrimenti si rallenta il metabolismo?

 

No, anche questo è un altro luogo comune. Non è assolutamente necessario frazionare il quantitativo calorico in un numero definito di pasti, poiché l’unica vera variabile che determina un innalzamento o rallentamento metabolico è la quantità di cibo (e in particolare di carboidrati, che stimolano la leptina) mangiato.

La falsa credenza che ogni pasto fatto stimola il metabolismo dipende in realtà dalla termogenesi dieto indotta, ovvero da quel processo che fa si che dopo ogni ingestione di cibo si abbia un leggero incremento del metabolismo basale dovuto alla digestione degli alimenti: in realtà questo dipende proprio dalla quantità di macronutrienti mangiati (e non dal timing di assunzione), perciò il fatto di mangiare tot calorie in 2 o 8 pasti non cambia nulla ai fini metabolici. Chiaro che gli spuntini non sono vietati, e anzi sono consigliati per tutte quelle persone che altrimenti arriverebbero troppo affamate ai pasti.

Dott.ssa Giorgia Visentini

 

 

 

Metabolismo basale e ipocalorica: fa davvero così male andare “sotto al metabolismo basale”?

 

Questo è il tipico caso di una domanda la cui risposta è: dipende. Ovvero, il nostro corpo non ragiona su base giornaliera, la distinzione in 7 giorni settimanali è una convenzione umana utilizzata per pura semplicità poiché il nostro organismo non risponde mai su base giornaliera, ma almeno settimanale, se non su un periodo di tempo ancora più lungo. Ecco perché non ha senso dire: non mangiare un giorno sotto al tuo metabolismo basale o rallenterai il metabolismo.  In realtà, se la persona in questione il giorno prima ha mangiato per assurdo il 200% in più del suo TDEE (ovvero quantitativo calorico necessario al mantenimento), ha assolutamente senso il giorno successivo fare una marcata restrizione calorica ai fini di evitare che il conto calorico globale settimanale sia eccessivamente falsato.

Ovviamente questo è uno sprono all’equilibrio.  Ovvero, non ha senso strafogarsi in una giornata e poi digiunare il giorno dopo, ma non ha nemmeno senso angosciarsi per un giorno di dieta ipocalorica (o anche una settimana o un mese), poiché, se fatta bene, non solo non rallenterà il metabolismo, ma è l’unico modo reale di poter perdere peso  (Il deficit calorico su base settimanale).

Dott.ssa Giorgia Visentini

Articoli
Please reload